Associazione Culturale Upre Roma  

C.F.:97530910153 - Iscrizione n.332 al "Registro delle associazioni e degli enti che svolgono attività nel campo della lotta alle discriminazioni", art.6 d.dls 215/2003

Sede legale: via Pietro Colletta 55 - 20137 Milano - Sede operativa: viale Ungheria 26 - 20138 Milano

tel.: +393391170311        upreroma@gmail.com

Associazione Upre Roma

UPRE ROMA è un’associazione di promozione sociale senza fini di lucro costituita ai sensi della legge 383/2000 a Milano il 9 luglio 2009 che si propone di promuovere tutti gli ambiti culturali, formative, informative e attività sociali, nei quali si può realizzare l’espressione della cultura e delle tradizioni rom e sinte e un impegno civile che favorisca le relazioni interculturali e, in applicazione della Costituzione italiana, l’affermazione dei diritti civili, contro ogni forma di ignoranza, di intolleranza, di violenza, di censura, di ingiustizia, di discriminazione economica, sociale, razziale, di genere per una piena coesione sociale.

I libri dell'associazione Upre Roma sono disponibili scrivendo a:

upreroma@gmail.com.

Tutti i proventi sono investiti solo ed esclusivamente per promuovere le iniziative editoriali di diffusione della storia e della cultura romanì.

Prima di copertina Angela.jpg

 Abbiamo completato il trittico sul Porrajmoso, il genocidio di Rom e Sinti, raccontando la storia di Angela, di Else e di Jhann Rukeli Trollmann. 

Il nostro lavoro di promozione di conoscenza della storia e della cultura romanì continua con la pubblicazione di 3 testi fondamentali sulla lingua e sull'origine del popolo romanì.

Johann Christian Christoph Ruediger Della lingua degli Zingari e della loro origine dall'India, uscito nel 1782 scopre per la prima volta l'origine indiana dei rom comparando la lingua romanès con l'indostano.

Alfred Graffunder 

Sulla lingua degli Zingari - Un abbozzo di grammatica,

edito nel 1835 è la prima analisi della grammatica della lingua romanès compiuta con i bambini che frequentavano la scuola del villaggio di Friedrichslohra, primo esempio di insediamento forzato di una comunità sinta.

Mihail Kogalniceanu 

Schizzo di una storia degli Zingari, dei loro costumi e della loro lingua con un piccolo vocabolario della loro lingua,

edito nel 1837 dall'autore che nel 1855 promulgò la legge di emancipazione dei rom rumeni schiavi della chiesa e dei boiardi.

PER LA PRIMA VOLTA  DISPONIBILI IN ITALIANO

I TESTI CHE HANNO SCOPERTO L'ORIGINE INDIANA DEL POPOLO ROMANI'

 

L'associazione UPRE ROMA pubblica per la prima volta in Italia tradotti in italiano i testi che hanno cambiato la conoscenza della storia del popolo romanì.

Intorno alla fine del '700 gli intellettuali illuministi, soprattutto in Germania, si posero il problema di chi fossero, da dove venissero e che lingua parlassero quelle genti che dall'inizio del 1400 erano arrivate in Europa tenute sempre ai margini sociali e sulle cui origini si erano costruite le più diverse e singolari ipotesi.

Nel 1777 il filologo tedesco Johann Christian Christoph Ruediger espone in una lettura pubblica a Jena la sua tesi sull'origine indiana degli "zingari" che verrà pubblicata nel 1782. Con l'aiuto di una romni, una donna rom tedesca, di alcune collezioni di testi e di una grammatica indostana Ruediger confronta il linguaggio degli "zingari" tedeschi con i testi indostani e scopre, per la prima volta, l'origine e l'identità del popolo misterioso, aprendo in questo modo la lunga serie di studi e ricerche, la cosiddetta ziganologia, su un popolo che ha saputo mantenere fondamentalmente integre lingua e cultura attraverso secoli di peregrinazioni e persecuzioni fino al Porrajmos, il genocidio nazifascista, e ancor oggi vittima di  una profonda discriminazione frutto di ignoranza e pregiudizio.

Nel 1835 un ispettore scolastico, Alfred Graffunder, venne inviato a Friedrichslohra, un villaggio tedesco nel qaule era stata "sedentarizzata" una comunità sinta. Incontrando i bambini sinti che frequentavano la scuola, Graffunder fu colpito e attratto dalla loro lingua e volle con loro ricostruire , per la pirma volta, la loro grammatica.

L'interesse del testo di Mihail Kogalniceanu sta nella descrizione delle condizioni a cui erno sottoposti i rom rumeni schiavi della chiesa e dei boiardi locali che proprio Kogalniceanu emanciperà con una legge del 1855.

Le pubblicazioni di UPRE ROMA vogliono togliere il velo dell'ignoranza e del pregiudizio che condizionano ancora la vita di uomini donne e bambini tuttora considerati "zingari" attraverso strumenti di conoscenza e confronto culturale per riconoscere rispetto e dignità al popolo che viene dall'India.

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Johann Christian Christoph Ruediger

Della lingua degli Zingari e della loro origine dall'India, 

uscito nel 1782 scopre per la prima volta l'origine indiana dei rom comparando la lingua romanès con l'indostano.

Alfred Graffunder 

Sulla lingua degli Zingari - Un abbozzo di grammatica,

edito nel 1835 è la prima analisi della grammatica della lingua romanès compiuta con i bambini che frequentavano la scuola del villaggio di Friedrichslohra, primo esempio di insediamento forzato di una comunità sinta.

Mihail Kogalniceanu 

Schizzo di una storia degli Zingari, dei loro costumi e della loro lingua con un piccolo vocabolario della loro lingua,

edito nel 1837 dall'autore che nel 1855 promulgò la legge di emancipazione dei rom rumeni schiavi della chiesa e dei boiardi.

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8 APRILE GIORNATA INTERNAZIONALE

DEL POPOLO ROM E SINTO

 

L’8 Aprile di ogni anno ricorre la Giornata internazionale della nazione rom, il “Romano Dives”. La data ricorda il primo congresso internazionale del popolo rom, tenutosi a Londra l’8 Aprile del 1971, che vide nascere la Romani Union, la prima organizzazione internazionale rom riconosciuta dall’ONU nel 1979. Nell’occasione furono scelti la bandiera dei Rom - una ruota indiana su campo azzurro per il cielo e verde per la terra - e l’inno “Dijelem Dijelem”.

La giornata è occasione di ricordo e di riflessione sulla cultura, sulle tradizioni e sulla storia di un popolo che ha subito secoli di discriminazione e persecuzione, fino al Porrajmos nei campi di concentramento nazifascisti e che ancora oggi è vittima di discriminazione razziale, pregiudizi e subisce condizioni di emarginazione sociale, economica, culturale e politica. Una situazione che nega sistematicamente ai Rom pari opportunità, equo trattamento e pieno godimento di tutti diritti civili e sociali.

E’ proprio a fronte di questa situazione che l’Unione Europea nel Marzo 2011 ha stilato un documento per stabilire standard minimi obbligatori per favorire l’integrazione sociale, economica e culturale della popolazione rom europea, composta da Rom, Sinti, Khalé, Manouches e Romanichals. La risoluzione ha sottolineato in particolar modo il “livello intollerabile di esclusione” di questa etnia in Europa. La strategia europea prevede la lotta a qualunque atto che violi apertamente i diritti umani, inclusi «la discriminazione, la segregazione, l´incitamento all´odio, il profiling etnico, il rilevamento illegale delle impronte digitali, nonché lo sfratto e l´espulsione illegali». Riconoscere questa giornata è quindi un passo significativo anche per il suo valore simbolico verso il riconoscimento della dignità e dei diritti dei Rom e dei Sinti.

In Italia la giornata dell'8 Aprile non è riconosciuta a livello istituzionale, un motivo questo di ulteriore discriminazione per un popolo che costituisce la più grande minoranza europea e che in Italia è presente sin dal 1400.

Comuni importanti hanno fatto, come Firenze che la celebra dal 2003 o Torino il cui consiglio comunale il 3 marzo 2011, ha approvato la mozione con cui riconosce e fa propria la ricorrenza dell’8 Aprile e, “riconoscendo questa ricorrenza, si impegna a diffonderne il valore e il significato alle istituzioni e alla cittadinanza attraverso tutti i mezzi a sua disposizione, a divulgare, al di là dei pregiudizi, la conoscenza della storia e della cultura dei Rom e dei Sinti e a vegliare affinché la pari dignità venga effettivamente riconosciuta al popolo rom e non rimanga un mero proclama”.

Con questo appello chiediamo che l’8 Aprile venga dichiarata Giornata internazionale della nazione rom - nazione senza stato, senza eserciti, senza confini - inserendola nelle iniziative istituzionali, una scelta di civiltà e di riconciliazione che rende più effettiva e armoniosa la convivenza civile.

Associazione UPRE ROMA, Associazione di promozione sociale Fabrizio Casavola, Associazione per l'Iniziativa Radicale "Myriam Cazzavillan", Consulta Rom e Sinti di Milano, Cooperativa Romanodrom, ERRC (European Roma Rights Center),  Gruppo per le relazioni transculturali, Museo del viaggio Fabrizio De Andrè, NAGA

per adesioni: upreroma@gmail.com

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Presentazione in Italia del primo

Istituto europeo di arte e cultura rom

 

Mercoledì 14 Febbraio, dalle ore 10 alle 18, presso la sala polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei ministri, in via Santa Maria in Via, 37, Roma, avrà luogo la presentazione in Italia dell’Istituto Europeo di Arte e Cultura Rom (ERIAC). Inaugurato l’8 giugno 2017 a Berlino, fondato dal Consiglio d’Europa, dall’Open Society Foundations e da Alliance for European Roma Institute for Arts and Culture, costituisce il primo istituto europeo di cultura Rom.

L’iniziativa è promossa da ERIAC, dal Consiglio d’Europa, dal Programma Internazionale Culturale del Ministero degli affari esteri della Repubblica Federale Tedesca, da Open Society Foundations, da Alliance for ERIAC in collaborazione con l’Ufficio Nazionale Anti Discriminazioni Razziali e l’associazione Upre Roma.

Interverranno, oltre agli esponenti dell’associazionismo rom e sinto, Timea Junghaus, direttrice di ERIAC, Luisella Pavan - Woolfe, rappresentante del Consiglio d’Europa in Italia, gli onorevoli Giovanna Martelli ed Emanuele Fiano, rappresentanti delle comunità locali dal presidente della regione Puglia, Michele Emiliano, al vicesindaco di Prato, Simone Faggi, Furio Colombo, giornalista, il presidente della FNSI, Giuseppe Giulietti, docenti universitari e l’artista Moni Ovadia.

Il programma sarà concluso dal CONCERTO dell’ Alexian Group di Santino Spinelli e l’Orchestra Europea per la Pace diretta dal maestro Antonio Cericola, con il soprano Federica Serpente, la voce recitante di Dijana Pavlovic e la partecipazione straordinaria della cantautrice Nathalie.

L’ERIAC è stato un sogno per molte generazioni di Rom e Sinti in Europa. Nel 1971, nel primo congresso mondiale,  intellettuali e attivisti Rom hanno stabilito le fondamenta della nostra autodefinizione: non siamo zingari, siamo Rom, cioè uomini. Loro e molti altri nella storia hanno lavorato duramente perché oggi noi potessimo arrivare all’obiettivo di avere il nostro istituto di cultura.

Alcuni sostenevano che i Rom non hanno bisogno di un’istituzione come questa, altri che i Rom non hanno una cultura propria. Ma ci sono stati anche molti che ci hanno appoggiato con grande entusiasmo. Nonostante tutte le difficoltà ci ha fatto perseverare l’idea che la nostra storia e la nostra identità devono essere raccontate da noi stessi, che la forza della definizione della nostra identità è nelle nostre mani. ERIAC sarà nostro, di quelli che ne hanno più bisogno, artisti, intellettuali, attivisti, quelli che sfidano ogni giorno le persecuzioni e le discriminazioni della cultura maggioritaria e le conseguenze che queste hanno su di noi e sul nostro modo di vedere noi stessi.

In questi anni, superando le barriere del pregiudizio e dell’odio, è cresciuto il numero di giovani istruiti  e sono loro a rappresentare la nostra speranza e il nostro futuro. Ma nonostante siano tanti, tra molti di loro è rimasta insicurezza e vergogna di essere Rom. Tutti ci insegnano, scuole, libri, media e politica, che la cultura maggioritaria è quella alla quale bisogna adeguarsi, che la nostra cultura e le nostre tradizioni sono fonte di vergogna e non di orgoglio. Molti di noi che ce l’”hanno fatta” negli studi e nel lavoro spesso cercano di essere qualcos’altro, di adattarsi, di nascondere la propria identità e questo provoca a loro  grande dolore e sofferenza, a noi la perdita di una parte preziosa di noi stessi. ERIAC sarà il loro “campo”, la loro casa, il luogo dove si incontreranno tutti i talenti, tutte le fantasie, tutte le conoscenze e tutte le idee, nel quale la prossima generazione potrà raccontare alle nostre comunità, alla società che ci circonda la propria storia, la propria bellezza, la propria saggezza e la resistenza dei Rom europei.

 

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Per il ricoscimento del Porrajmos

              Al Quirinale si ricorda lo sterminio dei rom

Non è un Giorno della Memoria come gli altri quello che si celebrerà sabato e che è stato anticipato dalla cerimonia tenuta al Quirinale stamattina alla presenza delle più alte cariche dello Stato. E non solo perché nel 2018 cade un vergognoso anniversario - esattamente 80 anni fa in Italia venivano promulgate le leggi razziali - ma anche perché per la prima volta al Quirinale si è parlato a lungo anche di un altro genocidio avvenuto sempre nei lager nazisti contemporaneamente alla Shoah: il Porrajmos, ovvero lo sterminio di 500 mila rom e sinti. E il primo a ricordare con la voce rotta e gli occhi lucidi è Piero Terracina, ebreo sopravvissuto all'orrore di Birkenau.

    Assieme alla neosenatrice a vita Liliana Segre risponde alla domande dei più giovani, bambini e ragazzi, che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha invitato da tante scuole d'Italia.

"Noi - racconta rispondendo a Gennaro Spinelli, rappresentante della comunità rom, sinti e camminanti che ringrazia l'Ucei dell'invito al viaggio della memoria ad Auschwitz - eravamo nel campo della morte di Birkenau e ogni giorno, ogni notte eravamo sottoposti ad atroci selezioni. La mattina ci guardavamo negli occhi, non sapendo se la sera ci saremmo ritrovati ancora. Ci spogliavano nudi e ci buttavano fuori al freddo, urlando e armati di bastoni. Uno a destra, uno a sinistra. Chi andava a destra finiva nel forno crematorio. Ne ho superate tante di quelle selezioni e solo per puro caso sono vivo, non perché fossi in migliori condizioni".

    "Vicino a noi - continua emozionato ed emozionante - c'era il campo dei sinti e rom: avevano ancora i loro bambini, i loro capelli, i loro vestiti. Pensavamo si sarebbero salvati e sarebbero tornati liberi per il mondo, come erano sempre stati.  E invece una notte piombarono le SS, le sentimmo arrivare terrorizzati e tememmo che ci avrebbero uccisi tutti. Invece andarono da loro... La mattina oltre il filo spinato c'era solo silenzio, un agghiacciante silenzio. Il fumo nero dei forni crematori ci disse il resto. In una notte li avevano sterminati tutti quanti. Ho visto tante cose terribili, ma non posso dimenticare la notte atroce del 2 agosto '44, la notte dello sterminio degli zingari di Birkenau".

    Anche Mattarella nel suo discorso ringrazia la Federazione dei rom e sinti e ricorda "lo sterminio di milioni di ebrei, oppositori politici e di altri gruppi sociali - gitani omosessuali, testimoni di Geova, disabili - considerati inferiori e ritenuti un ostacolo per il progresso della nazione".

    Nel pubblico c'è anche l'attrice e attivista rom Dijana Pavlovic: "Noi ci sentiamo privati della nostra dignità, il nostro sterminio razziale non è stato riconosciuto dallo Stato italiano, non ci siamo nella legge che ha istituito il 27 gennaio. Nei campi nomadi che sono il retaggio dei campi nazifascisti non ci sono persone che non abbiano un ricordo di quella strage, di un parente finito negli oltre 50 campi di internamento italiani appositamente creati per gli zingari o nei campi nazisti. La nostra missione è far riconoscere le nostre vittime, il nostro Porrajmos, lo dobbiamo ai nostri vecchi e ai nostri bambini. Le leggi razziali hanno riguardato anche rom e sinti". (ANSA)

 

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Roma,  9 Ottobre 2017, ore 10.30

Sala Istituto Santa Maria D’Aquiro – Piazza Capranica 72

 

PRESENTAZIONE PUBBLICA DI ALLEANZA ROMANI

 

Alleanza Romanì è una libera associazione di persone e di associazioni romanì basata sulla lealtà, sulla solidarietà e sulla coerenza di azione tra i propri aderenti che ha come obiettivi:

contribuire allo sviluppo della consapevolezza, della crescita culturale e politica della comunità romanì per sostenerne l’identità e l’autodeterminazione;

sviluppare la capacità di relazione e interlocuzione  e di impegno politico con le istituzioni locali e nazionali con l’obiettivo di influenzare le decisioni che riguardano la comunità romanì;

sostenere i propri aderenti nella crescita personale, nello sviluppo dei loro progetti, nella costituzione di associazioni romanì che siano strumenti di rappresentanza e tutela delle comunità e in particolare di quelle più esposte all’emarginazione sociale;

impegnarsi per il riconoscimento istituzionale della minoranza storico-linguistica di Rom e Sinti;

favorire e sostenere politiche di contrasto all’antiziganismo in tutte le sue forme di pregiudizio e discriminazione presenti nella società, nella politica e nei mezzi di comunicazione.

 

Programma

Ore 10.30

Reception

Ore 11.00

Presentazione dell’Alleanza Romanì, principi e obiettivi

Dijana Pavlovic, Santino Spinelli, Samir Alija, Musli Alievsli, Dolores Barbetta, Nedzad Beganay, Giorgio Bezzecchi, Toni Deragna, Daniela De Rentis, Bruno Halilovic, Miguel Lebbiati, Aldo Levak, Bade Salija, Gennaro Spinelli, Arabela Staicu, Rubino Suleimanovic, Nedzad Usinovic.

Ore 12.00

Discriminazione istituzionale e riconoscimento della minoranza storico-linguistica di Rom e Sinti

On. Giovanna Martelli, presentatrice del ddl per il riconoscimento della minoranza romanì

La società e le istituzioni alla prova dell’ antiziganismo

On. Emanuele Fiano, capogruppo PD Commissione Affari costituzionali

La Strategia Nazionale per l’inclusione di RSC e  la sua applicazione entro la scadenza 2020

Dott. Michele Palma, UNAR

Costruire la consapevolezza e la leadership romanì

Dott. Mensur Haliti, Roma Initiative Office dell’Open Sciety Foundations

Ore 13.15

Dibattito

Ore 14

Conclusioni di Dijana Pavlovic e Mensur Haliti.

Modera Paolo Cagna Ninchi, associazione UPRE ROMA

 

Accrediti:  alleanza.romani@gmail.com - alleanza.romani2017@gmail.com        È  necessaria  la cravatta

 

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2 Agosto 1944 - 2 Agosto 2017.

Nella notte del 2 Agosto tutti i 2.897 rom dello Zigeunerlager di Auschwitz-Birkenau furono inghiottiti nei forni crematori. Il 15 aprile del 2015, il Parlamento Europeo ha votato una risoluzione, che, ricordando i 500.000 rom sterminati dai nazisti e da altri regimi», adotta il 2 agosto come «giornata europea della commemorazione dell’olocausto dei rom».

 

«Con i rom era­vamo sepa­rati solo dal filo spi­nato. C’erano tante fami­glie e bam­bini, di cui molti nati lì. Certo sof­fri­vano anche loro, ma mi sem­brava gente felice. Sono sicuro che pen­sa­vano che un giorno quei can­celli si sareb­bero ria­perti e che avreb­bero ripreso i loro carri per ritor­nare liberi. Ma quella notte sen­tii all’improvviso l’arrivo e le urla delle SS e l’abbaiare dei loro cani. I rom ave­vano capito che si pre­para qual­cosa di terribile.

Sen­tii una con­fu­sione tre­menda: il pianto dei bam­bini sve­gliati in piena notte, la gente che si per­deva ed i parenti che si cer­ca­vano chia­man­dosi a gran voce. Poi all’improvviso silen­zio. La mat­tina dopo, appena sve­glio alle 4 e mezza, il mio primo pen­siero fu quello di andare a vedere dall’altra parte del filo spi­nato. Non c’era più nessuno.

Solo qual­che porta che sbat­teva, per­ché a Bir­ke­nau c’era sem­pre tanto vento. C’era un silen­zio inna­tu­rale, para­go­nato ai rumori ed ai suoni dei giorni pre­ce­denti, per­ché i rom ave­vano con­ser­vato i loro stru­menti e face­vano musica, che noi dall’altra parte del filo spi­nato sen­ti­vamo. Quel silen­zio era una cosa ter­ri­bile che non si può dimen­ti­care. Ci bastò dare un’occhiata alle cimi­niere dei forni cre­ma­tori, che anda­vano al mas­simo della potenza, per capire che tutti i pri­gio­nieri dello Zigeu­ner­la­ger furono man­dati a morire. Dob­biamo ricor­dare que­sta gior­nata del 2 ago­sto 1944».

 

Così Pietro Terracina, ebreo italiano sopravvissuto ad Auschwitz, ricorda quel giorno.

 

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COMUNICATO STAMPA

               Morte di una “zingara”

Ieri notte, 28 Maggio 2017, davanti al cancello del CES (centro di emergenza sociale) di via Sacile, a Milano, M., una donna rom di 42 anni, è morta. Lascia i genitori, il marito e 3 figli. Dormiva su un materasso all’aperto, dopo che la mattina di venerdì 26 la polizia locale aveva sgomberato – distruggendo tutte le loro cose - il gruppo di famiglie che si era accampato nel boschetto a fianco del Centro. Erano per lo più parenti degli ospiti del CES, come M. che nel centro aveva la sorella. Alcune di queste famiglie, tra le quali quella di M., si erano accampate alla bell’e meglio davanti all’ingresso del centro.

Ieri sera, di fronte a parenti e ospiti, questa donna ha avuto un attacco cardiaco e ha agonizzato in attesa dell’ambulanza, che giungeva solo dopo oltre mezz’ora perché chi in quel momento era responsabile del Centro non si peritava di rispondere alle richieste di aiuto.

Di fronte a questa vicenda, per la quale mancano le parole per descriverne l’infinita miseria e l’infinita disumanità, poche domande si devono porre all’amministrazione.

Perché è stato deciso questo sgombero in contraddizione con tutte le prescrizioni - senza preavviso, senza assistenti sociali e senza proposte alternative -, ma soprattutto in contrasto con il più banale sentimento umano?

Perché la persona del Centro presente non ha chiamato immediatamente l’ambulanza nonostante le insistenti, pressanti e disperate richieste degli ospiti del Centro?

Perché nessuno dei solerti tutori dell’ordine e della sicurezza cittadina autori dello sgombero ha tenuto conto dei documenti esibiti da M. a testimonianza del suo stato di salute?

Infine, in questa tragedia si specchia la situazione di abbandono delle comunità rom, resa emblematica dalle condizioni di un Centro che avrebbe dovuto accogliere per includere e che nell’attuale assenza di una strategia diventa solo un luogo di segregazione e di sofferenza.

Sono domande penose alle quali però siamo certi si devono risposte, così come siamo certi si cercheranno eventuali responsabilità di questa morte, per il rispetto dovuto a una donna che aveva una sola colpa, essere una “zingara”.

 

ReteRom (Associazione ApertaMente di Buccinasco, Associazione Upre Roma, Associazione di Promozione sociale Fabrizio Casavola, GRT,  NAGA)

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  Milano riconosca l’8 Aprile Giornata internazionale della nazione rom.

 

L’8 Aprile di ogni anno ricorre la Giornata internazionale della nazione rom, il “Romano Dives”.

La data ricorda il primo congresso internazionale del popolo rom, tenutosi a Londra l’8 Aprile del 1971, che vide nascere la Romani Union, la prima organizzazione internazionale rom riconosciuta dall’ONU nel 1979. Nell’occasione furono scelti la bandiera dei Rom - una ruota indiana su campo azzurro per il cielo e verde per la terra - e l’inno “Dijelem Dijelem”.

La giornata è occasione di ricordo e di riflessione sulla cultura, sulle tradizioni e sulla storia di un popolo che ha subito secoli di discriminazione e persecuzione, fino al Porrajmos nei campi di concentramento nazifascisti e che ancora oggi è vittima di discriminazione razziale, pregiudizi e subisce condizioni di emarginazione sociale, economica, culturale e politica. Una situazione che nega sistematicamente ai Rom pari opportunità, equo trattamento e pieno godimento di tutti diritti civili e sociali.

E’ proprio a fronte di questa situazione che l’Unione Europea nel Marzo 2011 ha stilato un documento per stabilire standard minimi obbligatori per favorire l’integrazione sociale, economica e culturale della popolazione rom europea, composta da Rom, Sinti, Khalé, Manouches e Romanichals. La risoluzione ha sottolineato in particolar modo il “livello intollerabile di esclusione” di questa etnia in Europa. La strategia europea prevede la lotta a qualunque atto che violi apertamente i diritti umani, inclusi «la discriminazione, la segregazione, l´incitamento all´odio, il profiling etnico, il rilevamento illegale delle impronte digitali, nonché lo sfratto e l´espulsione illegali». Riconoscere questa giornata è quindi un passo significativo anche per il suo valore simbolico verso il riconoscimento della dignità e dei diritti dei Rom e dei Sinti.

In Italia la giornata dell'8 Aprile non è riconosciuta a livello istituzionale, un motivo questo di ulteriore discriminazione per un popolo che costituisce la più grande minoranza europea e che in Italia è presente sin dal 1400.

Consapevoli del valore di questa scelta riteniamo che una città come Milano, per storia cultura e tradizioni democratiche, non possa non fare la scelta che altri Comuni importanti hanno fatto, come Firenze che la celebra dal 2003 o Torino il cui consiglio comunale il 3 marzo 2011, ha approvato la mozione con cui riconosce e fa propria la ricorrenza dell’8 Aprile e, “riconoscendo questa ricorrenza, si impegna a diffonderne il valore e il significato alle istituzioni e alla cittadinanza attraverso tutti i mezzi a sua disposizione, a divulgare, al di là dei pregiudizi, la conoscenza della storia e della cultura dei Rom e dei Sinti e a vegliare affinché la pari dignità venga effettivamente riconosciuta al popolo rom e non rimanga un mero proclama”.

Con questo appello invitiamo il sindaco e il consiglio comunale di Milano a dichiarare l’8 Aprile giornata internazionale della nazione rom - nazione senza stato, senza eserciti, senza confini - inserendola nelle iniziative istituzionali, una scelta di civiltà e di riconciliazione che rende più effettiva e armoniosa la convivenza civile nella nostra città.

 

Associazione culturale UPRE ROMA, Associazione di promozione sociale Fabrizio Casavola, Associazione per l'Iniziativa Radicale "Myriam Cazzavillan", Consulta Rom e Sinti di Milano, Cooperativa Romanodrom, ERRC (European Roma Rights Center),  Gruppo per le relazioni transculturali, Museo del viaggio Fabrizio De Andrè, NAGA,

per adesioni: upreroma@gmail.com

 

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A CHI GIOVA CHIUDERE L’UNAR?

 

Uno “scoop” delle Iene ha portato alle dimissioni del direttore dell’UNAR, l’Ufficio nazionale contro le discriminazioni razziali che dipende dalla presidenza del consiglio. Immediatamente è partita una campagna strumentale e molto pericolosa che rischia di buttare il bambino con l’acqua sporca: con la scusa di denunciare il presunto illecito di un’associazione vincitrice di un bando UNAR si vuole chiudere un ente che è l’unico che ha la funzione e le risorse per contrastare le molte, troppe discriminazioni cui sono vittime in questo Paese le minoranze a cominciare da quelle di origine etnica.

L’associazione che ha partecipato al bando è composta da 70 circoli ciascuno dei quali svolge una propria autonoma attività che può piacere o non piacere, ma che non ha nulla a che vedere con il progetto vincitore del bando ed è quindi strumentale mettere in relazione le due cose. Se il partito X  finanzia con soldi pubblici le proprie strutture e il circolo di Peretola commette illeciti, si colpiscono gli illeciti accertati di Peretola ma non sarebbe ammissibile che si pretendesse lo scioglimento di quel partito. L’esempio non è casuale perché se questa fosse la logica ora non avremmo più partiti in Italia, neppure quelli che ora chiedono a gran voce  la chiusura dell’UNAR.

Costoro che chiedono la chiusura dell’UNAR – pur sapendo benissimo che non è possibile in quanto frutto di una direttiva europea - sono tutti uniti a costruire le proprie fortune sull’istigazione alla paura e all’odio per tutto ciò che è considerato diverso ed estraneo, e comunque utile a essere indicato causa del disagio sociale, dagli immigrati ai rom agli omosessuali. E sanno bene che la Commissione europea assegna all’UNAR risorse che devono essere destinate a contrastare la discriminazione e a  sostenere azioni concrete di inclusione sociale. Se queste azioni andassero a buon fine costoro avrebbero meno occasioni di raccoglier il voto della paura.

Tanto per fare un esempio che ci riguarda, Rom e Sinti aspettano da cinque anni l’applicazione delle politiche di inclusione previste dalla Strategia Nazionale per l’Inclusione dei Rom Sinti e Caminanti. Questo documento di circa 100 pagine è stato approvato al Parlamento europeo e dal governo italiano nel 2012 e finora è rimasto sostanzialmente inapplicato nonostante la Commissione europea metta a disposizione consistenti risorse economiche. L’UNAR, responsabile della sua l’applicazione, adesso che finalmente ha deciso di occuparsene, viene bloccato. Se il bando in questione viene annullato, le risorse  dedicate (circa un milione di euro) per l’ennesima  volta saranno restituite alla Commissione europea perché il governo italiano non è stato in grado di spenderle nei tempi stabiliti.

Se l’attività dell’UNAR viene sospesa in attesa di far calare la polvere sull’incidente avvenuto, di nominare un altro direttore, di fare le elezioni, la stessa cosa succederà con altri fondi, parte dei quali dedicati all’inclusione dei Rom e Sinti, e nessun problema verrà mai risolto. Così per gli amanti delle ruspe e della speculazione politica sulle disgrazie altrui, ci saranno sempre i campi rom,  le lotte tra i poveri, il disagio delle periferie.

È bene riflettere sul fatto che proprio in questo periodo la Commissione europea sta valutando lo stato attuale di applicazione delle Strategie nazionali in tutti i Paesi europei. E poi bisogna anche sapere che da tempo sull’Italia pende il rischio di un’infrazione da parte della Commissione europea per la segregazione di Rom e Sinti con conseguenze che non ricadranno soltanto su Rom e Sinti perché a pagare saranno tutti i cittadini italiani..

Per questo ci appelliamo al governo perché le attività dell’Ufficio nazionale contro le discriminazioni razziali non si fermino, ma piuttosto siano finalmente più efficaci per il bene di tutti.

 

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IL GIORNO DELLA MEMORIA LO SIA DI ENTRAMBI I GENOCIDI RAZZIALI: LA SHOAH EBREA E IL PORRAJMOS ROM

 

Il 27 Gennaio è il Giorno della Memoria. Memoria del crimine più inumano che l’essere umano ha perpetrato nella sua storia: annientare l’altro perché di una razza diversa e perciò inferiore. Questo assunto, figlio della follia eugenetica della fine dell’800 che ha pervaso l’Occidente dagli Stati Uniti alla Svizzera (con sterilizzazione forzata e sottrazione dei figli fino agli anni 70), ha trovato nei regimi fascista e nazista non solo i teorici ma soprattutto gli esecutori  scientifici dello sterminio pianificato che doveva portare alla purificazione della “razza superiore”. Tale purificazione si realizzava eliminando i popoli portatori dell’infezione, l’ebreo e lo “zingaro”. Il processo di eliminazione iniziò subito dopo la presa del potere da parte di Hitler, il 31 Gennaio del 1933. La storia delle persecuzione degli ebrei è nota: dall’Aprile del 1933 con l’esclusione dalle libere professioni, alla Legge  per la protezione del sangue e dell’onore tedeschi del 1935 che proibiva ogni contaminazione di sangue tra ebrei e tedeschi, all’esclusione dall’esercito, dai pubblici uffici, dalla scuola, dallo sport alla “soluzione finale”. Meno noto è il fatto che il percorso di delegittimazione sociale e civile fino allo sterminio scientifico procedette di pari passo per  due popoli. Già nel 1933 l’Ufficio per la razza e l’insediamento delle SS di Berlino richiedeva per “zingari e zingari di sangue misto” che si procedesse regolarmente alla sterilizzazione. Il 3 Gennaio 1936 il ministro dell’Interno, Frick, in una comunicazione riservata sull’applicazione delle leggi di Norimberga inviata a governi dei Länder, uffici di stato civile, autorità di vigilanza e uffici sanitari del Reich, specificava:

“Alle razze estranee alla specie appartengono tutte le altre razze, in Europa di regola queste sono oltre agli ebrei solo gli zingari”.

Il destino comune aveva nel suo svolgersi percorsi diversi. Intanto uno degli elementi fondamentali per individuare le famiglie ebree a cui togliere progressivamente tutto era la religione, mentre per i Rom cattolici e ortodossi l’individuazione era più complessa e non bastava neppure il criterio del nomadismo esercitato solo da una parte delle comunità rom e sinte. Perciò nel Novembre del 1936 veniva istituito a Berlino presso l’Istituto di igiene razziale la Centrale di ricerca di igiene razziale e di biologia della popolazione, la cui direzione venne affidata al dottor Robert Ritter  che già nel 1934 aveva condotto delle ricerche su cosiddette “tribù zingare” nel Wurttemberg.

Il centro diretto da Ritter doveva procedere alla sistematica individuazione di tutti gli “zingari” a partire da quelli di sangue misto, frutto cioè di un’infezione già provocata e considerati perciò il pericolo maggiore. Era sufficiente, risalendo negli alberi genealogici, trovare anche solo un ottavo di sangue “zingaro”  per essere schedati con un “certificato zingaro”, con obbligo di permanenza nel luogo di residenza, perdita dei diritti civili, internamento in campi di lavoro forzati.

Il lavoro “scientificamente” condotto dal dottor Ritter e dalla sua equipe in tutta la Germania prevedeva misure antropometriche di tutte le persone, che venivano misurate in ogni parte del corpo. Nessun popolo al mondo ha subito un simile umiliante trattamento. La schedatura così condotta divenne poi il facile strumento dell’individuazione, dell’arresto, delle deportazione e dello sterminio di tutti gli “zingari”. L’internamento nei campi dello sterminio ebbe  inizio con l’emanazione il 1° Marzo 1938 della circolare di Heinrich Himmler con “Oggetto”: lotta contro la piaga zingara”. Nell’ottobre dello stesso anno ancora Himmler, in quanto comandante delle SS e della polizia tedesca, dispose la fusione del posto di polizia di Monaco destinato dal 1926 a occuparsi di “zingari”, con tutti i suoi addetti, nell’Ufficio della polizia criminale del Reich, con la nuova definizione di Centrale del Reich per la lotta alla accozzaglia zingara. Infine l’8 Dicembre del 1938 sempre Himmler emanava il “decreto fondamentale” per  “la soluzione radicale della questione zingara”.

Erano quindi compiuti gli atti formali, con valore anche giuridico, che preparavano il genocidio dei rom unendo indissolubilmente il loro destino a quello dell’altro popolo destinato al genocidio, il popolo ebreo.

Il 27 Gennaio del 1945 l’Armata Rossa quando entrò ad Auschwitz –Birkenau trovò  solo 4 “zingari” gli altri erano stati eliminati con liquidazione dello “Zigeunerlager”, il Lager degli zingari, nella notte tra il 2 e il 3 Agosto dell’anno prima. Lo sterminio degli ultimi 5000 “zingari” venne respinta una prima volta il 16 Maggio del ’44 per la resistenza opposta dagli abitanti dello Zigeunerlager. Le SS procedettero allora prima all’evacuazione dei circa 3000 tra donne e uomini ancora sfruttabili per il lavoro forzato, poi uccidendo in una sola notte i 2897  vecchi donne e bambini rimasti.

Tra i  sopravvissuti ad Auschwitz una sinta tedesca, Elisabeth Guttenberg, internata a 16 anni, diplomata, perse circa 30 familiari, addetta alla registrazione dei decessi perché in possesso di una “bella scrittura”, fu in grado di testimoniare dello sterminio di 30.000 “zingari” provenienti da tutta Europa e dalla Russia, tra i quali, un giorno, dovette riportare nel registro il decesso di suo padre.

Lager nazisti e campi di internamento fascisti (di questi capitolo a parte merita l’internamento in campi dedicati esclusivamente a Rom che furono rastrellati a partire dell’11 Settembre 1940 su tutto il territorio italiano) unirono il popolo ebreo e il popolo romanì allo stesso destino: il genocidio.

Purtuttavia questa tragica fratellanza non fa parte della coscienza collettiva e nel dopoguerra i due destini si sono divisi. Solo nel 1979 la Repubblica federale tedesca ha riconosciuto formalmente l’origine razziale del genocidio rom, risarcendo le vittime sopravvissute e onorando la memoria del Porrajmos con un monumento davanti al Parlamento tedesco e sostenendo il Centro di ricerca e documentazione dei Sinti e dei Rom. Un simile riconoscimento in Italia non è ancora avvenuto, la memoria del Porrajmos è discrezionale, spesso ai margini nelle commemorazioni istituzionali. Anche se negli ultimi anni lavori storici, sensibilità politica, iniziative civili hanno fatto emergere un atteggiamento di attenzione nei confronti del Porrajmos, tuttavia esso non fa parte della coscienza e del rimorso collettivi e i Rom, chiusa la breve e parziale parentesi del 27 Gennaio, tornano a essere la minoranza discriminata ed emarginata, buona solo per gli imprenditori della paura e del razzismo.

Nel Giorno della Memoria, nella legge che lo istituisce, nelle iniziative che devono mantenere viva la memoria di quello che non deve più accadere, il Porrajmos, l’olocausto dei Rom, non c’è. Così come è giusto ricordare a memoria e monito il destino di tutte le vittime del nazifascismo (dai portatori di handicap, agli oppositori politici, dagli omosessuali ai Testimoni di Geova, dai genericamente considerati asociali ai criminali comuni), nello stesso modo devono avere dignità di riconoscimento, memoria e monito entrambi gli stermini su base razziale il cui obiettivo era eliminare un popolo intero.

L’inserimento del Porrajmos nella legge che istituisce il Giorno della Memoria non è solo un atto dovuto a riconoscimento di un destino che affratella rom ed ebrei nell’immane tragedia, ma è anche, e di questi tempi in particolare, un forte strumento di contrasto a una discriminazione che neanche l’olocausto ha saputo cancellare, lasciando questo popolo ai margini delle vita sociale e civile.  Una discriminazione, alimentata da antichi  pregiudizi e recenti strumentalizzazioni che in quel mancato riconoscimento può trovare se non alimento una qualche giustificazione.

La legge che ha istituito il Giorno della Memoria il 20 Luglio 2000 consta di due articoli e  dice testualmente:

“Art. 1. La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

Art. 2. In occasione del "Giorno della Memoria" di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere”.

Certo il legislatore non ha volutamente dimenticato tutte le vittime dei Lager del nazifascismo, ma oggi, a 16 anni dall’approvazione della legge il lento processo storico che ha portato a riconoscere nel Porrajmos l’altro sterminio su base razziale richiede un aggiornamento della legge con una esplicita formulazione che renda onore a un popolo per il quale la giustizia e il riconoscimento non sembrano mai un atto abbastanza dovuto di fronte all’attuale costante catena di pregiudizio e discriminazione che lo relega ai margini sociali e civili della nostra società.

 

 

 

 

25 Gennaio 2017  -  Ore 17-19.30 – Milano, Sala Alessi di Palazzo Marino

 

Assessorato alla partecipazione        Consulta Rom e Sinti di Milano

 

in occasione della ricorrenza del Giorno della Memoria

invitano all’iniziativa pubblica

 

L’olocausto del popolo rom

Un riconoscimento del genocidio di ieri che valga per l’oggi

Lorenzo Lipparini, assessore alla Partecipazione

 

Dijana Pavlovic, portavoce Consulta Rom e Sinti di Milano

 

Paolo Cagna Ninchi, presidente associazione Upre Roma

  

Davide Romano, assessore alla cultura della Comunità ebraica di Milano

 

Proiezione del film documentario

OPRE ROMA!

 

Il film racconta le storie esemplari di alcuni giovani che hanno affrontato lo  stigma dello “zingaro” realizzando il loro sogno. Le loro esperienze sono la speranza del popolo rom per uscire dalla marginalità e un messaggio alla società perché riconosca e accetti una minoranza che, attraverso secoli di pregiudizio, discriminazione, persecuzione ha mantenuto valori, cultura, identità.

 

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L’autore: Paolo Bonfanti, filmmaker bergamasco, ha cercato interlocutori che fossero "esperti per esperienza" della realtà che desiderava conoscere e il risultato del lavoro di due anni è uno strumento che presenta la cultura rom attraverso le parole, gli sguardi e la musica di giovani rom.

 

Nel corso dell’iniziativa vengono presentati due libri che raccontano lo sterminio attraverso la storia di Johann “Rukeli” Trollmann, il pugile sinto a cui il nazismo tolse il titolo di campione e  la vita ma non la dignità, e la storia di Else, la bambina di “sangue misto” strappata ai genitori adottivi e sopravvissuta ad Auschwitz per la determinazione del padre adottivo.

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Un film documentario sulla storia, la cultura e l'arte dei Rom.

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